Easter EarthQuake

11 aprile 2009 , 20:24 di siskaceska

La mancanza di vita dell’uomo contemporaneo, la noiosa monotonia da cui è attanagliato, è riconducibile alla ricerca della sicurezza come valore in sé, alla paura verso qualsiasi cosa che possa provocare squilibrio. Invece, quel che rende la vita degna di essere vissuta è proprio l’eccesso di vita, la consapevolezza che esiste qualcosa per cui si è pronti a rischiare la propria esistenza. Dunque, solo quando si è disposti a correre il rischio dello squilibrio si è veramente vivi.

E’ Sabato santo  e questo cappelletto di introduzione è un estratto di un bellissimo post scritto da Alex Giordano e pubblicato su NM.

Sono giorni intensi questi. Lo scorrere dle tempo ha portato una processione di emozioni positive e negative. Una vera e propria tempesta di stimoli per riflettere, pianificare, progettare, ri-qualificare se stessi e la missione del proprio rispettivo respiro. Incontri in vari luoghi e di varia natura hanno portato anche a stare lontani dalla rete, dai blog, per ritornarci con altra coscienza e con pensieri molto più robusti, molto più ben saldi alle loro origini, radici di cui spesso ci si vergogna o non si apprezzano fino in fondo.

Era stato previsto, ma non vi era stato dato credito.

Adesso è successo. Ed è troppo tardi. Si piangono le vittime e i dispersi. Il 6 Aprile, inizia dalle prime ore del mattino, un lungo viaggio fatto di macerie, terrore, dispersi, paura, vite sepolte vive.

Risultato. Funerali di Stato, numero di morti ancora in crescita e uno spostamento geologico della terra. Un dramma, un’altra tragedia che nessuno dimenticherà e che si sommerà a quelle dell’Irpinia e del Belice (giusto per citarne due). La rete ne manterrà memoria in molteplici angoli tra foto, video e audio: testimonianze raccolte lungo questo sciame di scosse che non demordono nel far tremare gli animi degli sfollati e di chi è ancora vivo.

Un post di Catepol fotografa le varie modalità per esprime concretamente il proprio aiuto senza perdersi in chiacchiere e giri stupidi di status message nei vari social network.

Quanto sia accaduto è indubbiamente una disgrazia.

Cosa rimane a parte le macerie e il dolore delle perdite? La voglia di vivere. la voglia di ricominciare. Un diritto e un dovere per chi è ancora tra noi, anche se magari, ha perso i suoi cari.

Sono tanti i pensieri – tra un rigo di questo post e le parole di incoraggiamento e conforto che spero di aver trasmesso ad una persona – che volteggiano nell’aria, nello spazio circoscritto della mia camera. Tanti i click che faccio in rete, alla ricerca di una ricostruzione spazio-temporale di questi giorni frenetici e surreali. Un boato, uno spostamento d’aria un sisma con epicentro L’Aquila, nel cuore della notte, e che però si è sentito fino a Napoli passando per Perugia e Roma. La terra trema, la terra si ribella. I sensi confusi. Spine staccate.

Tanti i terremoti italiani. Tante morti, distruzioni, devastazioni, resurrezioni. Sarà così anche per l’Abruzzo e la sua L’Aquila. Adesso il dolore e distruzione. Domani la convivenza con il dolore e il brutto ricordo e la nuova vita fondata su una ricostruzione e nuovo radicamento della popolazione.

Quanto sia accaduto in rete è ben riassunto da Alex Giordano.

Quanto ancora dovrà venire e accadrà, sarà la nuova storia che l’uomo dovrà scrivere per riscattarsi dai suoi errori di valutazione e implementazione edile.

In questo frangente, che divide il tempo nuovo dal tempo vecchio ma con un corridoio necessariamente unico di comunicazione quasi come se fosse uno stargate, la festività pasquale diviene pausa di riflessione possibilità di imparare a dare se non si è mai dato, di continuare a dare quando lo si è sempre fatto.

Indipendentemente dal mio credo, ma con un approccio molto più laico e di causa-effetto che mi guida nelle mie analisi (giornalistiche ) mi sento di dire solo una cosa: “Mai dimenticare, anche quando tutto, fra qualche decennio risulterà essere solo un brutto ricordo, le responsabilità che ha avuto la coscienza (o la non coscienza) dell’uomo in questa vicenda fatta di volere della Terra, di calamità naturali e di progetto di vita terrestre….per ognuno di noi.

E’ una Pasqua “terremotata”. E’ una Pasqua che non avrà serenità neanche lontano dai luoghi ridotti a cumuli di macerie e salme ancora disperse e sotterrate. E’ una Pasqua di penitenza. Di Resurrezione. Di lezione di Vita.

Indipendentemente dal credo religioso,passate domenica e lunedì volendovi bene, amandovi, e in armonia con la Natura, nonostante le difficoltà del momento e del trauma territoriale che ha subito l’Italia.

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