back to life
1 novembre 2008 , 18:12 di siskaceska
Ci sono molti modi di intendere il sesso.
Il semplice abbandono dei sensi.
Il dar via libero allo sfogo del corpo in una modalità “usa e getta via”.
L’intenderlo come un’attività da collezionista.
L’intenderlo come atto d’amore.
L’azione fisica attraverso cui procreare…
Ma la procreazione è vita, è dare la vita, il concepirla, il formarla dentro un ventre, una cassaforte che la custodisca e la protegga gelosamente per nove mesi.
Una delle cose che mi commuovono in rete è quando il blog viene usato come ‘confessione’ intima, secca senza se e senza ma.
Se un testo è falso il buon ed arguto lettore lo capisce. Comprende che quelle parole incollonate poi non reggono la fila di una logica sequenziale.
Se un testo è vero allora colpisce, emoziona, provoca stati d’animo condivisibili, e ti spinge a contattare la persona in maniera diretta o indiretta e lanciargli un messaggio inteso come ‘abbraccio’, come un bacio senza malizia, spassionato, sulla fronte. Una spalla su cui potersi appoggiare, anche se virtualmente, una mano alla quale potersi aggrappare durante lo scivolone.
Noi generazione 2.0 questo facciamo. Senza timori. Senza paura di metterci in gioco (e questo chi più e chi meno).
E la rete è condivisione. Anche degli aspetti più personali ed intimi della propria vita.
Non è obbligatorio spingersi ad un livello così profondo di manifestazione del proprio sentire ma è un processo automatico, un atto naturale quando si decide a monte di non essere “altro che se stessi” anche nel web.
Questa è una cosa che apprezzo molto delle persone perchè significa mettersi in gioco senza filtri e maschere pubblicamente.
E allora, anche se il blogger autore di quel testo che ha fatto vibrare corde intime e nascoste del proprio ‘io’ non lo si conosce ancora dal vivo, quelle parole strappano un sorriso malinconico e compenetrano nel dolore della perdita, un dolore comune a tutti anche se si manifesta in varie situazioni e diverse modalità, ognuna delle quali tempestate da variabili e sfumature di ogni tipo e genere.
Così, dinanzi ad un calendario che ricorda il tempo andato e quello mai vissuto, un sole che non c’è e nuvole pronte a farsi un pianto carico d’acido e magari nulla che in fondo possa ristabilizzare l’equilibrio energetico, al momento vacillante, non resta che pensare a cosa può consolare l’animo e così si ritorna al concetto di vita e, con essa, all’atto fisico per generarla, questa volta inteso non per mettere alla luce un nuovo respiro ma per rintracciare il buonumore e continuare ad andare avanti e come materia e come anima.
p.s.: impossibile non scrivere questo post, proprio in virtù del principio di spontaneità che alimenta il bon ton del buon blogger…
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