Riflessioni.
L’Italia al giro di boa.
In queste ore sto immaginando le facce, i volti, le smorfie di tutti i giornalisti che conosco e che non ho avuto ancora il piacere di conoscere.
Me li immagino mentre ponevano la X sul simbolo prediletto.
Me li immagino mentre commentano i risultati elettorali tra una pagina di giornale e l’altra.
Me li immagino tristi, felici, delusi, sorpresi, carichi di energie, stanchi, esausti delle solite manfrine e rimpasti al potere di cui dover poi riportare per dovere e diritto di cronaca.
Penso a loro: ai loro patti e condizioni contrattuali. Penso a chi ha uno stipendio da un giornale o testata di sinistra mentre il proprio cuore batte a destra e viceversa. Penso che, forse, sarebbe più rilassante ricevere lo stipendio dalla stessa parte per cui batte il cuore, però le regole di mercato e il sistema giornalistico parlano di ben altri meccanismi di carriera per stare in una redazione… idonei e non idonei all’etica e talune volte alla moralità e legalità del profilo professionale.
Poi la mia mente vola a 10-15 anni fa e cerca di immaginare quel tempo giornalistico a me ignoto, non vissuto, di cui ho dei rari feedback e linee guide da chi ho avuto modo di conoscere, personaggi a me cari, e che lo ha respirato e si è nutrito di quel tempo: ultime battute della scuola napoletana del buon giornalismo.
Oggi il giornalismo è forse ‘altro’, qualcosa in evoluzione ed ibrido tra il tempo vecchio e quello nuovo.
Poi penso al presente. Penso al locale. Rimango interdetta.
Penso ala sapere come viene trasmesso di generazione in generazione fuori e dentro una redazione.
Penso alle realtà editoriali attuali, alla loro capacità di valorizzazione delle risorse umane.
Penso che anche nel giornalismo vi sia una responsbailità sociale d’impresa che dovrebbe abitare, prima di tutto, nella mente di chi governa l’editoria e le redazioni e poi essere trasferita alle nuove generazioni.
Penso che la formula/paradigma:”Trovarsi al momento giusto nel posto giusto con la persona giusta” abbia un potere superiore a quello magico: si tratterebbe del potere del destino.
Penso che adesso tutti gli equilibri sono confusi: hanno subito scosse sismiche in queste ore, sia a livello psicologico che materiale.
Penso che domani è un altro giorno e che Rossella O’Hara faceva bene a ricordarlo.
Penso che avrei una risposta (o quasi) per tutto. Banale, ma ce l’avrei, nell’attesa di focalizzare la falla del sistema che dovrebbe dare a “Cesare ciò che è di Cesare” e che invece, glielo nega, rinnega e si rifiuta di concedere. Magari la risposta la conosco già ma ammetterla e chiamarla col proprio nome fa male.
Penso all’Art. 21 della Costituzione.
Penso agli Editori.
Penso ai Direttori delle testate giornalistiche
Penso alle scuole di giornalismo ubicate in Italia
Penso a Silvio che è meglio che i giornalisti non li tocca e che magari aiuti le nuove imprese editoriali ad assumerne e non a fallire per poi ritrovarsi in mezzo ad una strada ed esser costretti a ricominciare sempre da capo, ancora una volta.
Penso a Beppe Grillo e al V-Day del 25 Aprile contro i giornalisti.
Penso, per quanto poi non ci sarebbero tutti i torti…lasciateli stare questi poveri giornalsiti che fanno un qualcosa (scrivere della realtà) che è considerato “sempre meglio che lavorare”.
Penso all’Italia, questa povera Italia che va aiutata e neppure poco, ma tanto, tanto assaje.

Penso a Noi…TUTTI: Popolo Italiano.

p.s.: Credo che stasera ho pensato troppo e con tratti megalomani ;)

…dello stand by…

15 aprile 2008 , 17:54 di siskaceska