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…era lo slogan dei confetti Crispo di qualche decennio fa…questo ricordo è emerso in seguito a piccole coincidenze di incontri e riflessioni.
L’uomo e la donna sono nati per stare assieme. L’uno è la dolce metà dell’altro. L’uno è complementare all’altro. L’uno è l’estensione dell’altro. L’uno è pentola e l’altro è coperchio. L’uno è braccio e l’altro è mente. Sono pezzi di puzzle che s’incastrano perfettamente. Questo è il dato di fatto, anatomico, fisiologico, biologico, esistenziale ma l’incontro dove avviene? Ovunque. E le maggiori possibilità di un’unione salda? Risposta relativa ma sicuramente il lavoro, il luogo di lavoro, considerando che trascorriamo a fare il nostro dovere dalle 8 alle 14 ore al giorno è complice di sviluppo di affinità elettive, emotive e trasporti di vario genere, natura e consistenza,.

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Facendo solo un esempio e circostanziando il tutto all’area dell’informazione e della comunicazione o dello spettacolo, non sono poche le donne e gli uomini che fanno lo stesso mestiere o che si sono incontrati negli eventi che ruotano a questi rami professionali.
Una volta, a dicembre, un mio collega, Pino, mi disse: ”Francesca, è naturale che possano nascere amori e passioni tra colleghi perché si trascorre molto più tempo a contatto sul lavoro che in qualsiasi altro luogo, se poi si è corrisposti, è bellissimo e che ben venga”.
E col senno di poi, e con la riflessione che un collega per amore o che svolga un’attività affine effettivamente è l’unico che può veramente comprendere al meglio la dimensione lavorativa in cui si naviga e da quali ostacoli sono attraversati i percorsi. Sicuramente il dato oggettivo è che bazzicando per lo stesso ambito bastano meno parole per spiegare il proprio stato d’animo e per sostenersi a vicenda, magari nel migliore dei modi.

Questo post lo dedico a Capobecchino, per motivi che sa lui.

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