dell’infanzia e dell’adolescenza napoletana negata
19 febbraio 2007 , 18:12 di siskaceska
19 febbraio 2007 , 22:18 di siskaceska
E’ più forte di te, un impulso ti porta a scappare via, fuggire dove non c’è ciò che ti tormenta, avvilisce, sfinisce, spazienta.
Un tubo il rifugio, come se fosse la tana di un ratto. Una galleria buia, illuminata dai fari della locomotrice i cui coni di luce scivolano fluidi e veloci sulle rotaie. I neon illuminano le banchine delle stazioni, chiamate “dell’arte” perchè ognuna di esse ha un suo ‘perchè’ di contemporary style. Prima difficoltà: quale direzione? Piscinola o Dante? Dante. Il richiamo del dolce stil novo, può fungere da quel poco di zucchero e la pillola va giù che tanto decantava Mary Poppins. E così, via veloci, insieme ad altri viandanti: ogni volto un trascorso, una storia, un’anima in pena (chi non lo è di questi tempi). Ogni stazione uno step di vita, una pausa, una rincorsa verso un altro obiettivo, un’altra meta, un altro luogo dal quale poter raggiungere qualsiasi direzione. La mente vaga mentre lo sguardo scivola sulla velocità degli istanti, presenti e al contempo già passati, remoti, ingoiati nel vortice di quell’anfratto sotterraneo, rimbalzano alla mente, i topic cinematografici come Sliding Doors o Ghost….il tutto, nel viaggio di ritorno, sfuma, come se fosse una nuvola nera, carica di acidi e rancori che viene aperta dagli aliti dell’altitudine. Riemergi in superficie, ti giri e il tutto appare come una grande tela, dove il giorno si è divertito a scarabocchiare e a macchiare con colori dissonanti i vari momenti della giornata. L’aria è umida, fa freddo, inizia l’emicrania, parte la cervicale. Il ritorno nella tana di sempre è infreddolito, umido, e desolato.
Apro la porta di casa ed è subito calore…
19 febbraio 2007 , 18:12 di siskaceska