rimbalzi giornalistico-letterari
14 febbraio 2007 , 20:41 di siskaceska
Succede che si faccia la giornalista per seconda passione e scelta di vita e che tendenzialmente ci si occupi di Cultura, Attualità e Letteratura.
Succede che come cittadina napoletana ci si svegli un bel giorno stufi di essere ‘vittima’ del bombardamento mediatico dei media nazionali sulle faide di Camorra locali e che si possa ancor più essere stufi di quante cretinate, come un vuoto a perdere, si possano dire, scrivere e sostenere sui libri che trattano di Camorra, e allora, quel giorno, ci si alza e ci si domanda:“Che cosa possa fare io come cittadina e come giornalista affinchè un minimo di verità, od almeno, l’altra verità, che è una realtà quotidiana, venga a galla? Che mezzi ho per far emergere un certo dato?” Ed ecco, che si accende la lampadina. Il mio cervello focalizza tre nomi a cui dare il microfono in mano senza censura, si pensa alle domande che siano una panoramica generale sul momento di attualità che si sta vivendo e si entra in campo, ed ovviamente in gioco: io, con le mie domande e la mia faccia, e loro, gli intervistati con le loro facce e le loro risposte.
Il tutto viene pubblicato qui e ripreso qui.
A tutto ciò, seguiranno altre puntate pubblicate qua e risprese sempre qua,
per poi non parlare del collage.
Ed ancora oggi, non vi nego, che rimango ancora stupita che se ne parli ancora qui, qui e qui, almeno che io sappia.
Ci sono altre segnalazioni in merito?
3 commenti »
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Giuseppe Iannozzi said,
14 febbraio 2007 , 21:34
In un certo qual modo, volenti o nolenti, dicendone bene o male, di “Camorra” se n’è parlato parecchio, e anche di “Gomorra”, facendogli pubblicità (gratuita e non pienamente meritata). Credo che ciò dipenda non solo dal fatto che i pericoli, generalmente parlando, sono aumentati in maniera disastrosa negli ultimi quindici anni, ma anche perché c’è quasi un gusto macabro di esaltare la violenza, almeno da parte di alcuni. Di esaltarla come fenomeno mediatico: l’esaltazione è lesiva e giustifica poi comportamenti passibili di ambiguità. Si vive la violenza più come fenomeno mediatico che non come un male da combattere: infatti si parla, si parla molto. E si fa niente: il primo a non fare niente è lo Stato, che impegna malamente le sue forze. Si era parlato della chiusura degli stadi per almeno una stagione: sembrava cosa fatta. E no, nel giro di 4 giorni, stadi a norma, abbonati dentro, e la prossima settimana vedrai che tutti saranno ben più che a norma di… a norma di che?
Sin tanto che si continuerà così, l’Italia sarà sempre un paese arretrato, civilmente parlando.
SiskaCeska-Frannie-B-inK Lady said,
14 febbraio 2007 , 23:52
Quando le cose esistono e rappresentano una ‘cosa’ od un ‘qualcosa’ bisogna prenderne atto perchè sono una realtà oggettiva. Il loro contenuto si basa sulla relatività di un punto di vista miscelato all’oggettività comune ai più.
L’importante è che tutto questo parlare abbia fatto emergere anche elementi, punti di vista e materiali umano-letterari ’sconosciuti’ alle persone che non sono nè residenti in Campania e nè napoletane.
Io ho solo cercato di fare del mio meglio, in base all’esperienza acquisita sul campo sino ad ora.
Diego D said,
19 febbraio 2007 , 12:56
Eh… povera Napoli, quanta retorica…
Io, quando ritorno sul mio Vesuvio, la guardo da la su e le faccio sempre un sorriso… lei ovviamente fa finta di nulla. Ma la notte, poi, quando gli altri dormono e non la vedono, si mette a sbrilluccicare per me… ah, quanto la capisco!
Saluti D